Mentre il paddock dell’Autodromo Nazionale di Monza si appresta ad accogliere il rombo sordo e inconfondibile dei V6 turbo-ibridi di Formula 1, affiancati dal clamore propedeutico di Formula 2, Formula 3 e Porsche Supercup, c’è un’assenza che pesa come un macigno nella narrazione del weekend brianzolo: la F1 Academy. La serie promozionale monoposto riservata alle giovani pilote e fortemente voluta da Liberty Media sotto la gestione di Susie Wolff non figura nell’elenco degli eventi in programma nel Tempio della Velocità.
Se per il pubblico italiano l’impossibilità di ammirare dal vivo i talenti più cristallini del panorama rosa internazionale rappresenta una delusione, da un punto di vista strettamente tecnico e manageriale la decisione risponde a una complessa architettura logistica, economica e politica che merita un’analisi dettagliata.
Un calendario contingentato tra globalizzazione e sostenibilità
A differenza dei tradizionali campionati propedeutici europei, la F1 Academy è stata strutturata fin dal principio attorno a una formula sintetica e itinerante. La stagione prevede infatti soltanto sei appuntamenti distribuiti su tre continenti (con tappe globali come Shanghai, Montreal, Silverstone, Zandvoort, Austin e Las Vegas).
Questa scelta risponde a tre priorità strategiche:
-
Il calmiere sui budget dei team: Ridurre il numero di trasferte europee permette alle scuderie di mantenere il costo d’accesso alla categoria entro cifre sostenibili, evitando che il budget necessario per una stagione completa schizzi a livelli insostenibili per le giovani atlete e i loro sponsor.
-
La saturazione logistica dei paddock europei: A Monza, la gestione degli spazi dietro i box è storicamente spinta al limite. La compresenza permanente delle strutture di Hospitality e dei bilici di F1, F2, F3 e Supercup saturerebbe completamente le paddock area, rendendo quasi impossibile garantire alla F1 Academy spazi operativi e box dedicati all’altezza degli standard della categoria.
-
Esposizione mediatica su mercati strategici: Liberty Media ha scientemente scelto di abbinare le gare femminili a weekend F1 caratterizzati da enormi bacini d’utenza televisivi e di pubblico pagante (come le tappe americane ed asiatiche), sacrificando storici appuntamenti continentali europei.
Il valore tecnico di Monza: l’opportunità formativa mancata
L’assenza dal programma di Monza non è una semplice questione di visibilità: dal punto di vista dell’apprendimento e della maturazione agonistica delle pilote, il tracciato brianzolo avrebbe rappresentato un banco di prova di valore inestimabile.
Le monoposto Tatuus F4 T-421 impiegate nel campionato beneficiano di una spinta aerodinamica bilanciata e di motori da 165 CV. Portare queste vetture tra le staccate della Prima Variante, i cordoli aggressivi della Roggia e la velocissima percorrrenza della Parabolica-Alboreto avrebbe costretto le atlete a confrontarsi con dinamiche di gara uniche:
-
L’arte della scia nei trenini di gara: A Monza il drag aerodinamico è ridotto al minimo. Imparare a gestire i giochi di scia lungo il rettilineo principale senza surriscaldare le gomme o finire fuori traiettoria è un’esperienza chiave per chiunque aspiri alla F3.
-
Gestione del bilanciamento e dei cordoli: Saltare sui cordoli delle varianti senza perdere il controllo della vettura richiede un uso chirurgico del volante e un feeling istintivo con la staccata a ruote fisse.
Senza l’appuntamento brianzolo, pilote protagoniste della serie perdono l’opportunità di accumulare chilometri preziosi su una delle piste più veloci e selettive del pianeta.
Un ponte da costruire con il pubblico italiano
La crescita del motorsport femminile non può prescindere dall’affetto del pubblico e dal contatto diretto con la cultura motoristica dei Paesi a più alta tradizione agonistica. L’Italia, con il tracciato di Monza, rappresenta la culla della passione per i motori in Europa.
Vedere le pilote sfidarsi sul tracciato lombardo davanti a decine di migliaia di tifosi avrebbe garantito un ritorno d’immagine enorme per la F1 Academy, fungendo da catalizzatore per l’intero movimento di base nazionale e ispirando le giovani pilote kartiste italiane presenti sulle tribune. La speranza per il futuro è che, nelle prossime revisioni del calendario, gli organizzatori riescano a trovare un incastro logistico capace di riportare le monoposto della serie nel Tempio della Velocità, ce la faranno?
Anna Mangione
