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Susy Raganelli, 60 anni fa il Mondiale che fece la storia: dal suo kart alle nuove generazioni FIA

Susy Raganelli, 60 anni fa il Mondiale che fece la storia: dal suo kart alle nuove generazioni FIA

Ci sono vittorie che entrano immediatamente nella memoria collettiva. E poi ce ne sono altre che, nonostante il loro peso storico, finiscono per essere raccontate molto meno di quanto meriterebbero. Quella di Susanna “Susy” Raganelli appartiene certamente alla seconda categoria.

Il 25 settembre 1966, sul circuito di Amager, vicino a Copenaghen, la pilota romana conquistò il Campionato del Mondo di karting 100 cc, diventando la prima donna a vincere quel titolo e lasciando il proprio nome in una pagina unica della storia della disciplina. Sessant’anni dopo, quell’impresa assume forse un significato ancora maggiore.Perché proprio oggi il karting è nuovamente al centro dei programmi pensati per individuare e accompagnare le giovani pilote verso le categorie superiori. FIA Women in Motorsport continua infatti a utilizzare Girls on Track – Rising Stars come percorso di talent development, partendo dalle categorie di base e costruendo opportunità verso il motorsport professionistico.

Una vittoria costruita dominando

Raganelli non conquistò quel Mondiale approfittando di circostanze favorevoli. Lo dominò. Al volante di un Tecno motorizzato Parilla, vinse tutte e tre le finali disputate nell’appuntamento mondiale del 1966, lasciandosi alle spalle lo svedese Leif Engström e un giovanissimo Ronnie Peterson. Quel nome, pochi anni più tardi, sarebbe diventato uno dei protagonisti della Formula 1. Ed è proprio questo elemento a far comprendere ancora meglio il livello competitivo in cui Raganelli riuscì a imporsi. Non correva in una categoria riservata alle donne. Correva contro tutti e  vinceva.

Non fu un exploit isolato

Ridurre la carriera di Susy Raganelli a quella sola giornata sarebbe però ingiusto. Già nel 1965 aveva conquistato il titolo italiano nella categoria 100 cc Super e l’anno successivo aveva contribuito anche al successo dell’Italia nel Campionato Europeo delle Nazioni a squadre. Il Mondiale arrivò quindi come punto culminante di un percorso agonistico già costruito ai massimi livelli. Raganelli non era una presenza occasionale in un ambiente quasi interamente maschile. Era una delle pilote più competitive della propria generazione.

Una donna campionessa del mondo nel 1966

Il contesto rende quella vittoria ancora più significativa. Il Campionato del Mondo di karting era nato da pochi anni e stava rapidamente diventando uno dei principali terreni di formazione dei futuri protagonisti dell’automobilismo internazionale. In quella realtà, nel 1966, il nome che finì in cima alla classifica fu quello di Susanna Raganelli. Aveva appena vent’anni. E vinse in un’epoca nella quale per una donna accedere al motorsport, trovare opportunità e costruire una carriera era ancora molto più complesso di oggi. Non esistevano programmi strutturati di scouting dedicati alle ragazze. Non esisteva una filiera pensata per accompagnare il talento femminile dal kart alle monoposto. Eppure Raganelli riuscì ad arrivare al vertice mondiale.

Dal karting alle automobili

Dopo il successo mondiale, la carriera di Raganelli proseguì ancora per un periodo. Lasciò il karting alla fine degli anni Sessanta e partecipò successivamente anche ad alcune competizioni automobilistiche. Il suo nome rimase legato anche ad Alfa Romeo, marchio con il quale ebbe un rapporto importante in quegli anni. Ma la sua carriera agonistica fu relativamente breve. E forse anche questo contribuì al fatto che, con il passare del tempo, il suo nome venisse ricordato molto meno di altri protagonisti di quell’epoca.

Una campionessa quasi dimenticata

È probabilmente questo il punto più sorprendente della sua storia. Una campionessa del mondo italiana, una donna capace di battere alcuni dei migliori giovani piloti europei. Una protagonista di uno sport nel quale, sessant’anni dopo, si continua ancora a discutere di come aumentare la presenza femminile. Eppure Susy Raganelli non è diventata un nome popolare quanto molti dei colleghi che condividevano con lei le piste di quegli anni. La sua storia è stata riscoperta soprattutto attraverso il lavoro di ricostruzione storica del karting e, in occasione del sessantesimo anniversario, è tornata nuovamente sotto i riflettori. Ed è forse proprio questo anniversario il momento giusto per rimetterla al centro del racconto.

Sessant’anni dopo, il kart torna al centro

C’è però un elemento che rende il sessantesimo anniversario particolarmente interessante.Nel 2026 il karting è nuovamente uno dei punti centrali dei programmi FIA dedicati allo sviluppo delle giovani pilote.La FIA Women in Motorsport Commission, attraverso Girls on Track – Rising Stars e altri programmi collegati, punta a individuare talenti già nelle categorie karting e ad accompagnarli in un percorso strutturato. La FIA descrive Rising Stars proprio come uno strumento per identificare e sviluppare giovani pilote, creando un collegamento verso una possibile carriera professionistica.La vincitrice Junior dell’edizione 2025, Alana Gurney, è stata selezionata per continuare il proprio percorso nel karting internazionale FIA, mentre altre partecipanti sono state inserite in programmi di sviluppo e monitoraggio.E non è l’unico esempio.Nel 2026 la FIA sta ampliando anche altri progetti destinati a rendere il karting più accessibile e inclusivo, ribadendo il ruolo della disciplina come base della piramide del motorsport.

Da Susy Raganelli alle Rising Stars

Il confronto tra il 1966 e il 2026 è inevitabile.Raganelli riuscì ad arrivare al titolo mondiale in un’epoca nella quale per una giovane pilota non esistevano percorsi specifici, programmi internazionali o strutture di supporto dedicate.Oggi FIA Women in Motorsport prova invece a costruire proprio ciò che allora mancava: una strada.Un percorso che parte dal karting, identifica il talento e prova ad accompagnarlo verso le categorie successive.Non significa che oggi sia semplice arrivare ai massimi livelli.Budget, opportunità, risultati e continuità restano ostacoli enormi.Ma la differenza rispetto a sessant’anni fa è evidente: oggi esiste una volontà esplicita di creare strumenti affinché le ragazze non debbano affidarsi soltanto all’eccezionalità del proprio talento per trovare spazio.

Una storia che parla anche del futuro

Ed è forse proprio questo il motivo per cui la storia di Susy Raganelli merita di essere raccontata oggi. Non soltanto perché fu una campionessa. Non soltanto perché vinse un Mondiale. Ma perché dimostra che il talento femminile nel karting non è qualcosa di nato con le iniziative degli ultimi anni. Esisteva già nel 1966. La differenza è che oggi si cerca finalmente di creare intorno a quel talento una struttura capace di sostenerlo. Sessant’anni dopo, mentre FIA Women in Motorsport cerca proprio nel karting le protagoniste del futuro, oggi l’ultimo giorno per partecipare al programma “Girls on track – Rising stars – edition 2026 ” la storia di Susy Raganelli torna quindi a ricordarci che una di quelle protagoniste esisteva già molto tempo fa. Correva contro tutti e vinceva e oggi tutto può succedere ancora.

Anna Mangione

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