Quando si osserva la griglia di partenza di un Gran Premio di Formula 1 o di una gara della F1 Academy, l’attenzione è catalizzata dal brivido della velocità e dai volti dei piloti. Eppure, a pochi centimetri dall’asfalto, si consuma la vera sfida tecnologica del motorsport moderno: la gestione degli pneumatici. E nel 2026, a guidare questa trincea di dati, temperature e strategie c’è un numero sempre più massiccio di professioniste. Le donne di Pirelli non rappresentano più una quota simbolica nel paddock, ma l’asse portante dell’ingegneria di pista e dello sviluppo delle mescole.
La presenza femminile all’interno della multinazionale della Bicocca non è legata a logiche di marketing, ma a una pura selezione del talento STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Dai laboratori di ricerca e sviluppo di Milano fino ai box roventi di circuiti come Sakhir o Singapore, ingegnere e chimiche gestiscono variabili che decidono l’esito di un mondiale.
Dal monitor alla pista: il ruolo delle ingegnere di pista Pirelli
Il ruolo più visibile e ad alta pressione nel fine settimana di gara è quello dell’Ingegnere di Pista Pirelli (Trackside Engineer). Ognuna di queste professioniste è assegnata a un team specifico di F1 o segue da vicino le categorie propedeutiche. Il loro compito è una costante corsa contro il tempo: analizzare in tempo reale i dati di telemetria relativi all’usura, al graining, al blistering e alle temperature operative delle coperture.
Sedute al muretto box o all’interno del retro-garage, interfacciano direttamente con i direttori tecnici dei team (come Red Bull, Ferrari o McLaren) per consigliare le finestre di utilizzo ottimali delle mescole e indirizzare le strategie di sosta ai box. In un’era in cui capire se una gomma Hard o Medium funzionerà con dieci gradi in meno di asfalto fa la differenza tra un podio e un weekend anonimo, la precisione di queste ingegnere è un fattore critico di successo.
La gestione della F1 Academy: formare le pilote attraverso il dato tecnico
Un capitolo a parte nel 2026 è rappresentato dall’impegno delle ingegnere Pirelli nella F1 Academy. Qui, il lavoro delle professioniste della gomma assume anche una forte valenza pedagogica. Le giovani pilote della serie propedeutica femminile si trovano spesso a gestire per le prime volte pneumatici slick ad alte prestazioni e a dover interpretare le dinamiche del degrado termico.
Le ingegnere Pirelli affiancano le pilote nei debriefing post-sessione, insegnando loro a “leggere” la gomma, a capire come lo stile di guida influenzi la temperatura della carcassa e come preservare il battistrada per l’ultimo assalto cronometrato. È un passaggio di consegne e di competenze da donna a donna, basato unicamente su grafici, curve di rendimento e dati oggettivi.
Oltre la pista: logistica e chimica dei materiali
La filiera Pirelli nel paddock si estende però ben oltre il muretto box. Dietro la perfetta macchina organizzativa che sposta migliaia di pneumatici da un continente all’altro ci sono responsabili della logistica e coordinatrici che gestiscono scadenze serratissime e normative doganali complesse. Nei laboratori mobili presenti nei circuiti, chimiche e tecniche analizzano i campioni di gomma raschiata dall’asfalto per verificare la rispondenza dei materiali e studiare l’interazione chimica tra le nuove mescole sostenibili introdotte da Pirelli e i diversi tipi di asfalto.
Il paddock del 2026 racconta quindi una storia di totale integrazione. Le donne di Pirelli dimostrano sul campo che la competenza non ha genere: tra il calore delle termocoperte e il profumo di gomma bruciata, sono le loro menti e i loro algoritmi a tracciare la linea ideale tra una perfetta gestione della corsa e una sconfitta.
Questo travaso di competenze serve a formare la loro sensibilità tecnica. Se una pilota impara a dialogare con l’ingegnere della gomma a 16-17 anni in F1 Academy, quando e se farà il salto in Formula 3 o Formula 2 avrà già un vantaggio strutturale enorme rispetto a chi ha guidato basandosi solo sull’istinto.
Anna Mangione
